Dopo aver letto e recensito la raccolta di racconti solarpunk di Grist, mi sono spostato dall’altro lato dell’Oceano Atlantico: la biblioteca locale mi ha sorpreso con la raccolta di racconti finlandesi Never Stop, edita Osuuskumma International nel 2017. Incuriosito dall’approccio di una cultura unica come quella finlandese e del loro approccio al fantasy e alla fantascienza, mi sono immediatamente tuffato nella lettura.
Essendo quindici racconti parecchi da recensire, ho scelto i cinque che mi hanno ispirato di più e che possono avere più da insegnare ad altri aspiranti autori che si approcciano alla forma del racconto.
Mare Nostrum (Jussi Katajala)
Tre ordigni nucleari esplodono in luoghi deserti, e tre video (uno in inglese, uno in russo e uno in mandarino) annunciano un ultimatum da parte dei calamari verso gli uomini: se questi non smettono di inquinare l’Oceano Pacifico, altri ordigni esploderanno nei centri abitati. I governi ignorano l’ultimatum, ma accettano dopo che una città viene rasa al suolo. Alla fine la biologa marina discute dei sospetti degli agenti con un calamaro.
Recensione: Apertura molto d’effetto che costruisce il mistero sin da subito, aiutata dai dialoghi assolutamente realistici dei due agenti. Purtroppo il resto della narrazione rende evidente troppo presto che i responsabili dei vari eventi sono i calamari, quindi non c’è mai stato un momento in cui sono stato sorpreso dagli eventi; varie volte gli agenti menzionano la Corea del Nord come possibile responsabile, ma non è mai credibile. Il colpo di scena finale invece mi ha sorpreso, ma rende la storia inconclusiva. Storia assolutamente da leggere per avere un esempio di idea geniale ma raccontata in un modo che la rende banale per il lettore.
The Guardian of Kobayashi (Mikko Rauhala)
Recensione: Uno dei migliori racconti di fantascienza che abbia mai letto. Fluidissimo, convincente, pieno di elementi che uno a uno approfondiscono la storia che ha portato all’incontro dei due e contemporaneamente i personaggi stessi, ma senza mai perdere di coerenza o direzione. Ho dovuto rileggere il finale per capire i dialoghi delle ultime pagine, ma una volta compresi gli eventi tutto si è collegato. L’autore ha organizzato le informazioni e i colpi di scena con immensa maestria; assolutamente da leggere per chiunque voglia scrivere fantascienza.
The Wings of the Hornet Queen (Artemis Kelosaari)
Recensione: Interessante combinazione di steampunk e transumanesimo, condita da una narrazione deliziosa e da un narratore inaffidabile. Purtroppo la tematica rimane superficiale, senza andare oltre il solito “superare i limiti della natura con aggiunte tecnologiche”, ed è fortemente limitata dall’uso di tecnologie assolutamente troppo moderne per l’epoca che infrangono la sospensione d’incredulità. Nota di merito al personaggio di René Fountainerouge, che viene caratterizzato fantasticamente (e viene implicata la sua bisessualità) nonostante non appaia mai in scena.
Maid of Tuonela (Anne Leinonen)
La vergine inizialmente rifiuta, ma l’uomo porta in regalo un bacio e lei decide di aiutarlo. Lo traghetta dall’altro lato e lo aiuta a trovare l’anima dell’amata, ma nel riportarla al mondo dei vivi gli araldi dalle ali d’ottone li inseguono e la strappano dalla sua presa. L’uomo viene respinto nella terra dei vivi e la vergine costretta a tornare al traghetto, dove trova il padre defunto. Si rassegna alla sua missione, diventata ora permanente, nella speranza che l’uomo torni un giorno a tentare nuovamente l’impresa offrendole in dono un altro bacio.
Recensione: Narrazione molto elegante, piena di dettagli eppure mai lenta, in cui il raccontato brilla e affascina. Un retelling di una mitologia che ci è in parte nota (i miti di Orfeo e Caronte) e in parte nuova, vista dagli occhi dei popoli nordici: il Tuonela, la terra dei defunti, le tradizioni descritte nel Kalevala e i mitici guardiani d’ottone sono stati elementi notevoli che hanno reso la narrazione quasi come un mito vero e proprio. Unica mancanza notevole: l’assenza di nomi dei personaggi.
A Winter Night’s Tale (Katri Alatalo)
Recensione: Scritto meravigliosamente, prosa molto narrata ma immaginifica e mai lenta, arricchita da fantastiche descrizioni naturali. Purtroppo il finale compromette tutta la narrazione: i paesani dell’ultimo villaggio, anziché riscoprire il valore delle storie e imparare ad apprezzarle, vengono puniti (viene implicato che il ragazzo è l’unico a sopravvivere) e la protagonista non prova alcun rimorso. Utilissimo esempio per chiunque scriva racconti: un finale eseguito male può rovinare anche la migliore delle storie, ed è la lezione che la protagonista non vede e non impara nonostante una vita passata a raccontare.
Conclusione su Never Stop
Come tutte le raccolte di racconti, è inevitabile che alcuni piacciano di più e altri meno. Nonostante la maggior parte li abbia trovati mediocri o non particolarmente immaginifici, questi cinque mi hanno colpito e ispirato. Ho notato alcuni temi comuni a questi autori, forse influenze della cultura finlandese, come ad esempio la parsimonia di dialoghi, la presenza quasi irremovibile del mare e di membri/legami familiari, eventi straordinari che non sono ascrivibili alla semplice magia. Lettura senza dubbio consigliata, ma non abbiate timore di saltare quelli che non vi ispirano fin dalle prime pagine.
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